Ciclicamente ritorna in auge la mancata istituzione di un fondo di previdenza complementare per gli appartenenti alle Forze Armate, reso più cogente dall’entrata a regime del sistema contributivo per il calcolo della pensione che di fatto le renderà sempre più basse.
Secondo Tuttolavoro24.it, il sistema pensionistico per i militari e le Forze dell’Ordine, polizia e polizia penitenziaria, se da un lato il pensionamento anticipato a 60 anni sembra un vantaggio rispetto ad altri lavoratori, dall’altro i trattamenti pensionistici rischiano di essere particolarmente bassi perché calcolata non più sull’ultima retribuzione ma dal montante dei contributi versati. L’introduzione del calcolo contributivo e l’assenza di fondi integrativi stanno generando grande preoccupazione tra i dipendenti del settore. Il principale problema è che, andando in pensione prima rispetto agli altri lavoratori, accumulano un montante contributivo inferiore. Questo porta a pensioni più basse rispetto al personale contrattualizzato, che ha la possibilità di proseguire la carriera per un periodo più lungo, aumentando i contributi versati.
La questione della pensione complementare per le Forze Armate è un tema ancora in evoluzione. Attualmente, esiste il progetto del fondo pensione Pre.Si.Di. (Previdenza, Sicurezza e Difesa), che mira a fornire una maggiore sicurezza economica al personale delle Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco. Questo fondo istituito nel 2022, pensato per integrare il sistema contributivo introdotto nel 1996, che ha sostituito il precedente sistema retributivo, meno vantaggioso per i lavoratori, a tutt’oggi non fa fatto nessun passo in avanti.
Ci vorrà ancora molto tempo prima di arrivare ad una soluzione condivisa. Ad esempio, il personale in divisa ha espresso preoccupazioni riguardo alla necessità di un sistema previdenziale dedicato che riconosca la specificità del loro ruolo senza sacrificare il Trattamento di Fine Servizio (TFS) per passare al meno conveniente Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Inoltre, i sindacati stanno spingendo per l’apertura di un tavolo di confronto per trovare soluzioni concrete.
Tuttavia, il processo è ostacolato da complessità di tutti i tipi, da quelle burocratiche a quelle legali, con ricorsi e sentenze che hanno rallentato l’attuazione effettiva della previdenza complementare. Ad esempio, il TAR e il Consiglio di Stato hanno emesso decisioni che hanno richiesto ulteriori interventi e chiarimenti procedurali.
Sempre secondo Tuttolavoro24.it, una delle peculiarità delle pensioni di militari e forze dell’ordine è il regime di Trattamento di Fine Servizio (TFS), che si distingue dal più diffuso Trattamento di Fine Rapporto (TFR).
I dipendenti pubblici assunti dal 1° gennaio 2001 sono suddivisi in due categorie:
Contrattualizzati, che rientrano nel regime di TFR e il cui rapporto di lavoro segue il Codice Civile;
Non contrattualizzati, come militari, magistrati e vigili del fuoco, che rimangono in regime di TFS.
A differenza del TFR, il TFS non consente l’adesione diretta ai fondi pensione integrativi, pertanto, se si dovesse aderire ad un fondo pensione, prima si dovrebbe obbligatoriamente trasformare il TFS in TFR, operazione non sempre economicamente conveniente in molti casi.
Questo è dovuto ad un fatto oggettivo. La previdenza complementare è un risparmio individuale. Mensilmente l’iscritto alla previdenza complementare versa al fondo la sua quota dell’1% della retribuzione con l’aggiunta di un contributo del datore di lavoro, pari all’1 – 1,5 della stessa retribuzione cui si aggiunge la quota del Tfr che matura. Questa scelta dell’utilizzo Tfr al posto del Tfs dipende dal fatto che il Tfr è immediatamente quantificabile, essendo pari al 6,91 della retribuzione, mentre il TFS non è quantificabile mese per mese perché si calcola sulla retribuzione finale al pensionamento. Finchè non si trova la “quadra” su questo, cioè attualizzare un importo futuro, si dovrà necessariamente adottare il sistema utilizzato quando fu varato il fondo Perseo-Sirio, il fondo pensione del Pubblico impiego, cioè si congela il trattamento di fine servizio maturato dalla data di assunzione fino a quella dell’iscrizione al fondo pensione e successivamente si trasforma in Tfr da versare al fondo complementare.
In un primo momento si pensò di accogliere nel Fondo Perseo Sirio anche gli appartenenti alle FFAA, magari con una gestione separata a latere, ma anche su questa ipotesi non se ne è fatto niente.