Gli italiani spendono più di 100 miliardi di euro per integrare le prestazioni pubbliche del welfare: pensioni, sanità e non autosufficienza sono le maggiori spese delle famiglie secondo i dati del Dodicesimo “Rapporto Sistema Previdenziale italiano” di Itinerari Previdenziali.
Secondo questo Rapporto, nel 2023 la spesa lorda del welfare privato per integrare le prestazioni pubbliche per sanità, pensioni e assistenza ha raggiunto i 108,230 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2022 di 4,5 miliardi.
La sanità privata assorbe il 50% delle risorse
Di questi circa 108 miliardi di euro, il 47,36% è destinato a spese sanitarie (51,255 miliardi), sostenute sia direttamente pagando di tasca propria, la cosiddetta spesa out of pocket (44,746 miliardi) sia indirettamente alla sanitaria integrativa, società di mutuo soccorso e Compagnie di Assicurazione (6,50 miliardi). Seguono quindi la spesa per non autosufficienza ( LTC – Long term care), intesa come costi sostenuti per l’assistenza domiciliare (badanti) o residenziale ( RSA), che nel 2023 hanno assorbito 34,298 miliardi, il 31,69% del totale.
La previdenza complementare al palo
La spesa per contribuzioni alla previdenza complementare, è pari a 19,17 miliardi (il 17,71% del totale) e, infine, con circa 3,5 miliardi (il 3,23%), c’è quella delle assicurazioni individuali.
La previdenza complementare, a circa vent’anni dall’entrata in vigore del Decreto legislativo n. 252/2005, stenta ancora a decollare: sono solo 9,6 milioni gli iscritti, su 23 milioni di lavoratori attivi di cui 2,6 milioni gli aderenti (più di un quarto del totale) che non hanno effettuato versamenti contributivi nel corso dell’anno.